Gio. Ott 29th, 2020

Intervista a Lucia D’errico che desidera candidarsi alle comunali del 2021

  • D: Cosa pensa della situazione attuale
  • R: E’ difficile immaginare i milanesi e i lombardi piegati a lungo. Non sarà facile, ma ci rialzeremo”

Lucia D’errico, nata a Senago il 22 dicembre 1968, Milanese di adozione. compagna, madre di una figlia e sindacalista.

Nel corso della sua vita professionale ha avuto modo e maniera di comprendere i due aspetti del mondo lavorativo lavorando sia come dipendente che titolare. Predilige la concretezza alla “blanderia del vivere alla giornata o ad oziare sul divano” ed è per questo che ha deciso di scendere in campo.

Conosce bene del commercio e il settore della ristorazione avendo lavorato in questi settore per molto tempo. Dalla sala alla cucina applicando quanto imparato negli anni grazie a professionisti del settore.

Anche la formazione ha trovato una sua rilevanza importante, oltre a lavorare ha frequentato vari corsi di aggiornamento relativi alla contabilità aziendale, controllo buste paga, contrattazione collettiva e aggiornamenti vari riguardanti proprio il settore dell’enogastronomia. Ultimo corso di formazione, terminato a dicembre 2020, è stato proprio sulla contrattualistica collettiva organizzato da una sigla sindacale nazionale.

Attualmente è la Responsabile per i Rapporti Istituzionali per la Federazione Italiana Ristorazione e “ oggi, a distanza di circa quattro mesi dall’ inizio della pandemia, vede una Milano provata, stanca e messa alle corde “

  • D: cosa stanno facendo i milanesi ?
  • R: Milano e i milanesi, secondo la migliore tradizione meneghina, stanno stringendo i denti e con molta fatica si stanno rimettendo in marcia.La poliedricità di attività, presenti a Milano e in Lombardia, ha fatto sì che diversi comparti abbiano comunque lavorato anche se a ritmi più blandi rispetto alla normalità pre-Coronavirus.

Prosegue spiegando che l’importante crescita del turismo stanziale sulla città, gli eventi e i luoghi culturali che si sono affermati come meta preferenziale per un turismo sempre più diffuso e l’articolato tessuto commerciale, dalla moda alla ristorazione che hanno fatto da sostegno a l’economia si sono dovuti fermare e faranno fatica a riprendersi. Personalmente sono certa “Che ce la faremo e sono sicura che lavorando a testa bassa e con le maniche rimboccate ritorneremo in tempi ragionevoli a dove siamo stati interrotti”.

  • D: Che idea si è fatta, a questo punto, riguardo alla reazione di Milano e della Lombardia? Secondo Lei è stato fatto tutto quello che era possibile e doveroso fare?
  • R: Distinguerei tra la reazione della popolazione e quella delle Istituzioni. La popolazione ha reagito in modo esemplare, sia in Regione che in Milano. Trovo marginali certe situazioni di assembramento stigmatizzate dalla stampa e da alcuni politici in modo assolutamente strumentale. Per quanto concerne le Istituzioni, invece, mi sembra che emergano disorientamento e impreparazione nella gestione di una situazione complessa e difficile come questa. E’ davvero incomprensibile la quantità di comitati, esperti e consulenti che sono stati attivati a discapito di una macchina governativa costosa e numericamente importante e che avrebbe dovuto dare risposte, proponendo iniziative.
  • D: Sul fronte della corretta informazione sono stati commessi molti errori?
  • R: Sono stati molteplici, di diversa gravità (spesso al limite della correttezza) ed equamente ripartiti tra politica, esperti o pseudo esperti e sistema dell’Informazione. La difficoltà intrinseca di dover comunicare un fenomeno che ha necessariamente bisogno dei numeri e di una loro interpretazione ha fatto sì che l’ignoranza diffusa abbia preso il sopravvento e la comunicazione sia stata poco chiara e spesso contraddittoria. Tutti abbiamo comunque letto fenomeni di disinformazione e utilizzo distorto delle notizie. E questo indipendentemente da ideologie, schieramenti e credo politico. Un discorso a parte merita la comunicazione governativa, basata sugli annunci, spesso sensazionalistici, che ha avuto il solo pregio di dimostrare che la componente politica, rispetto alla componente burocratica e organizzativa dello Stato, conta e soprattutto incide poco o nulla nella gestione delle emergenze.
  • D: I comportamenti complessivi dei milanesi e dei lombardi finora sono stati buoni o possono ancora migliorare?
  • R: Ritengo che siano stati corretti e coerenti con le indicazioni ricevute. Qualche raro episodio di intemperanza c’è stato, ma deve essere considerato una spiacevole eccezione.
  • D: Entriamo nel merito dei provvedimenti presi dalle autorità nazionali, regionali e cittadine. Da cittadina che opinione si è fatta a riguardo?
  • Mi preme sottolineare che l’eccezionalità della situazione avrebbe messo in difficoltà qualsiasi struttura di governo della repubblica, sia a livello centrale che locale. Le azioni intraprese sono state a mio giudizio lente e fin troppo condizionate da elementi esterni. Tecnici senza esperienza nei settori cardini del nostro PIL. In Italia si è manifestata una profonda confusione tra risposta all’emergenza e gestione politica dell’emergenza. Trovo pressapochistico lo sviluppo della Fase 2 e della Fase 3, soprattutto in regioni come la Lombardia dove si avanza di quindici giorni in quindici giorni a colpi di decreti che evidenziano come non ci sia una pianificazione. E’ necessario che ci sia un piano chiaro e definito, con passaggi misurabili e paletti evidenti. Mi permetta di alzare lo sguardo e fare io una domanda:
  • molti parlano di seconda ondata, ma come ci stiamo preparando?
  • quali saranno i segnali e a quali livelli di diffusione ci dovremo di nuovo rintanare?
  • La popolazione, se indirizzata, può essere aiutata in questa fase difficile, ma l’incertezza che tutti i nostri politici comunicano e i media alimentano non aiuta, perché anche la vostra categoria continua a creare allarmismo’
  • D: Che ne pensa della App per il tracciamento dei contatti, tenendo conto che con l’utilizzo quotidiano della tecnologia siamo già tutti tracciati ?
  • R: “Molto interessante, io però non l’ho scaricata. Alcune volte mi perdo e grazie a quelle che già ho riesco a trovarmi”
  • D: Come vede rapporto tra i cittadini e le banche. Che snellimento dovrebbe intervenire per aiutare, di fatto, le aziende?
  • R: “ che in questa fase abbiano dato il meglio di se……………….ad ognuno la sua libera interpretazione, ovviamente “
  • D: seconda Lei cosa manca nel Decreto Rilancio perché sia davvero uno strumento legislativo utile alla ripresa economica milanese, lombarda e nazionale?
  • R: il Decreto
  • D: Come cambierà lo stile di vita a Milano?
  • R: Nonostante la scoperta che lo smart working funziona e fa risparmiare tempo, soldi e fatica bisogna ricominciare ad incontrarci, a vederci, a discutere vis-a-vis e anche a divertirci insieme. La relazione è un moltiplicatore di pensiero e suscita idee e riflessioni, è la base della creatività, bisogna assolutamente preservarla. Milano è creatività. Per ritornare alla domanda, non credo che lo stile cambierà, siamo solo in un momento di stasi.
  • D: Per chiudere,Signora Lucia D’errico: quale sarà, secondo Lei, il futuro politico-economico milanese, al termine di questa storia?
  • R: Credo che sullo scenario politico vedremo dei volti nuovi e spero degli approcci più professionali. Sugli aspetti economici la città riconfermerà il proprio ruolo di motore dell’economia e della finanza italiana. Quelli che potremmo vedere cambiati sono le modalità di approccio al business e il ritorno di attività, prevalentemente manifatturiere, che nel corso dei decenni passati hanno lasciato la città.